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Dopo
la sentenza che condanna a morte Eluana
E’ LA FINE DELLA
CIVILTA’
È ANCORA un modo e il
più grave per non considerare l'enormità che la sentenza
della Cassazione ha aperto nel nostro Paese. È certamente
una tragedia di proporzioni colossali che si renda
legittimo l'assassinio di una persona adulta ma debole e
indifesa. È una tragedia etica e sociale di proporzioni
spaventose, ma soprattutto, e questo è il punto, è la fine
della nostra civiltà italica.
Una civiltà che è
durata quasi tremila anni e in cui si sono sintetizzati
mirabilmente il genio filosofico della grecità; il diritto
romano, fonte di ordine alla convivenza universale;
l'irripetibile e irriducibile annuncio della fede,
rivelazione di Dio e salvezza dell'uomo; la grande
esperienza della laicità come libertà di coscienza e di
ricerca. La civiltà dell'uomo e per l'uomo, indisponibile a
tutto, perché disponibile solo al Mistero. La persona
umana, una, unica ed irripetibile, protagonista della sua
propria storia e di tutta la storia dell'umanità.
TUTTO questo non esiste più. Preparato da altri eventi che
si sono dispiegati negli ultimi 40 anni e hanno
progressivamente annullato l'identità e la dignità della
persona, quest'ultimo tratto di penna di oscuri burocrati
della Magistratura italiana cancella un'epoca grandiosa.
Finisce «l'Italietta», nata male e finita peggio: piccola e
quasi insignificante provincia nel grande impero della
sazietà e della disperazione. Chi può e vuole, lavori da
subito alla nascita di una nuova civiltà: dovrà
necessariamente avere forme e modi nuovi, inizi più umili,
ma in essa dovrà battere il cuore antico, che non è stato
distrutto perché non può essere distrutto. Il cuore
dell'uomo infatti è indistruttibile.
IN QUESTA impresa, del far nascere finalmente quella che già
Giovanni Paolo II aveva definito la «civiltà della verità e
dell'amore», il popolo cristiano saprà fare la sua parte.
Ed è certo che avrà accanto moltissimi uomini di buona
volontà.
Mons. Luigi
Negri Vescovo di San Marino-Montefeltro
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