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LA
VOLONTÀ
1.
Eccellenza della buona volontà.
2. Debolezze della nostra volontà.
3. Qual è la volontà, tale è l'uomo.
4. Guai a quelli che seguono la propria volontà.
5. La propria volontà è il più infesto nemico dell'uomo.

1. ECCELLENZA DELLA
BUONA VOLONTÀ. - Quanto sia eccellente la buona volontà,
si può vedere dal fatto che a lei fu diretto il primo saluto
che partì dal cielo riconciliato con la terra, per mezzo
dell'Incarnazione del Verbo; a lei fu augurata e promessa la
cosa più dolce che possa godere l'uomo nel mondo, la pace.
Venuti gli Angeli ad annunziare la nascita del Salvatore ai
pastori, dissero loro: «Sia pace in terra agli uomini di buon
volere» (Luc. II, 14). Paolo cominciò ad amare Gesù,
a glorificarlo, a farlo amare e glorificare; fu scelto ad
essere un vaso di elezione, l'Apostolo delle genti, destinato
a portare il nome di Gesù Cristo innanzi ai re, ed ai popoli
della terra, soltanto quando ebbe detto: «Signore, che cosa
volete che io faccia?» (Act. IX, 6). Quindi tra i
suoi più cari saluti noi troviamo questo: «Che il Dio della
pace vi faccia atti ad ogni bene, affinché adempiate il suo
volere» (Hebr. XIII, 20-21).
«Agli occhi di Dio, scrive S. Gregorio, la nostra mano non è
mai vuota di offerte, se il nostro cuore è pieno di buona
volontà: poiché non si può fare a Dio un dono più prezioso che
quello di una buona volontà (Homil.
V in Evang.)».
Ecco perché S.
Agostino ne fa una sola e medesima cosa con la carità (Enchirid.);
«Abbi volontà di convertirti, e Dio è subito pronto ad
aiutarti perché ti rialzi. E se non puoi essere quello che
vorresti, fa' di volere quel che puoi (De Morib. Eccles.)».
S. Bernardo dice: «Dio non guarda tanto a quello che fate,
quanto alla volontà con cui lo fate (In Evang.)».
Insegnano i teologi che a chi fa quello che può, Dio viene in
aiuto... Se voi dunque non potete fare grandi cose, o
largheggiare in offerte; abbiate almeno una grande e generosa
volontà, ed estendetela in certo qual modo all'infinito. Per
es., voi siete povero: abbiate desiderio e volontà di fare
copiose limosine se poteste, e voi sarete agIi occhi di Dio un
largo elemosiniere e, quel che è più, ne avrete presso di lui
tutto il merito... «Poiché se la volontà è disposta, dice S.
Paolo, essa è accettata e rimunerata secondo quello che
ciascuno ha, non secondo quello che non ha» (II Cor
VIII, 12). E non è questo un dirci che Dio guarda piuttosto
alla volontà che al dono? Il merito e la perfezione di
un'opera stanno nella volontà. Siamo dunque uomini di buona
volontà e arriveremo alla perfezione.
2. DEBOLEZZE DELLA NOSTRA VOLONTÀ. - «Senza di me, dice
Gesù Cristo, voi non potete fare nulla» (IOANN. XV, 5). La
nostra buona volontà non è capace di nulla di bene, senza
l'aiuto di Dio... A tutti è noto che Pietro negò il suo divin
Maestro, intimidito dalla voce di una fantesca: eppure egli si
credeva assai forte, perché poche ore prima aveva detto
risolutamente a Gesù: «Ancorché me n'andasse della vita, non
vi rinnegherò giammai» (MATTH. XXVI, 35). E il Vangelo nota
che, dopo di lui, fecero la medesima protesta tutti gli altri
discepoli (Ibid.). Viene la sera e tutti lo
abbandonano nel giardino degli ulivi. Tre sono le ragioni
della caduta di Pietro: 1° la troppa fiducia nella sua
volontà; 2° l'imprudenza di mettersi in mezzo a quei
malfattori; 3° perché, dovendo essere pastore, dovesse sapere
compatire, e porgesse ai peccatori un esempio di profondo
pentimento... Quelli che si fidano della propria volontà,
cadono come Pietro.
«Non vi è già peccato, avverte S. Agostino, commesso da un
uomo che non possa essere commesso da un altro uomo, se gli
manchi il sostegno di colui che ha fatto l'uomo (Soliloq.
c. XV)». Perciò Gesù Cristo caldamente esortava i suoi
Apostoli, che vigilassero e pregassero affinché non fossero
indotti in tentazione (MATTH. XXVI, 41). È dunque cieco,
insensato, e altamente da compiangere colui che fa
assegnamento su la propria volontà, che si consiglia soltanto
con lei e agisce solo per lei: non può riuscire che
nell'abisso, perché se un cieco si fa guida a un altro cieco,
certamente cadranno entrambi nel precipizio.
3. QUAL È LA VOLONTÀ, TALE È L'UOMO. - La volontà umana
è debole ed incostante di sua natura. Dio ci appare bello e
buono? E noi vagliamo amarlo e dargli la nostra volontà; il
mondo ci pare dilettevole? ed ecco che noi lo amiamo e a lui
diamo la nostra volontà. Vi si dice che l'anima vostra, creata
ad immagine di Dio, redenta col sangue di Gesù Cristo, fatta
per l'immortalità e la gloria eterna, è di un valore infinito?
ed eccovi desiderosi di amarla. Il corpo, nemico giurato.
dell'anima, vi sollecita a concedergli lo sfogo delle brutali
sue concupiscenze? ed eccovi tutti pronti a secondarlo. O
instabilità della volontà umana, quando non è legata a Dio che
è immutabile!... Se voi fissate la vostra volontà in Dio
allora essa partecipa alle perfezioni divine; essa è buona,
forte, potente, invincibile, supera i più gravi ostacoli,
disprezza le più dure minacce, vince i tormenti e la morte;
specchiatevi nei martiri, nei confessori, nelle vergini... Se
invece vi appoggiate su la vostra volontà propria, divenite
incerti, tentennanti, miserabili; la vostra volontà medesima,
dal punto in cui la volete per voi, non è più vostra, ma
appartiene al demonio, o al mondo, o alle passioni bestiali e
degradanti...
Sottomettendo interamente e dando totalmente la vostra volontà
a Dio, implorando il suo soccorso, tutto quello che volete con
animo risoluto vi diventa non solo possibile, ma facile.
Volete voi sinceramente essere umile? per ciò stesso lo siete.
Volete voi essere temperanti, casti, obbedienti, pazienti? ma
lo volete decisamente? per questo solo fatto voi siete tali.
Volete voi domare la carne allo spirito? la carne è vinta,
l'anima è signora. Dice infatti S. Agostino: «Sono i buoni o i
cattivi affetti della volontà, che fanno i buoni o i cattivi
costumi» (De Morib. Eccl.). Quindi, siccome quelli
che amano il peccato divengono abominevoli a Dio; così quelli
che amano la virtù che è così bella, che amano Dio che è così
grande ed amabile, divengono belli e grandi e degni di amore.
Infatti, come insegna S. Agostino, «ciascuno è quale è il suo
amore; ami la terra? tu sei terra; ami Iddio? che dirò? tu sei
Dio (Tract. II in Epl. I. Ioann.)».
Da ciò si vide che nulla avvilisce tanto l'uomo, quanto la
volontà sua propria. S. Pier Crisologo dice: «Colui che si
attacca alla propria volontà, muore alla virtù, perde la
gloria e la sua riputazione» (Serm. V). La gloria di
chi fa il proprio dovere scompare come un uccello che fugge...
Quando un'anima ricca di meriti si attacca alla propria
volontà, le sue virtù si affievoliscono, il suo credito si
dilegua; prima il ridicolo,poi il vizio e il disonore ne
prendono il posto; la vergogna sottentra alla gloria,
l'abominio alla grazia, il disprezzo al rispetto, la povertà
all'abbondanza; e tutto ciò le avviene per giusto giudizio e
castigo di Dio. Malvagio è il suo pensiero, corrotta la sua
intenzione; scandalose le sue azioni.
4. GUAI A QUELLI CHE SEGUONO LA PROPRIA VOLONTÀ. - Ecco
come descrive S. Paolo coloro i quali non operano se non
secondo la loro volontà: «Vi sono persone amanti di se stesse,
avide, arroganti, superbe, insolenti, ribelli ai loro
parenti, ingrate, macchiate di delitti, dure, implacabili,
susurrone, dissolute, burbere, nemiche dei buoni, traditrici,
altezzose, caparbie, oltraggiatrici, amanti dei piaceri, le
quali hanno una vernice di pietà, ma non la sostanza» (II
Tim. III, 2-5). Non si vedono in fatti tutti questi vizi,
tutte queste cattive inclinazioni in colui che bada soltanto
alla sua volontà, che non vuol fare altro che il suo
capriccio? «Guai a voi, dice Isaia, che vi pavoneggiate come
sapienti ai vostri occhi! guai a quelli che si credono
prudenti!» (ISAI. V, 21). Ora non si crede forse pieno di
sapienza e di prudenza, colui che adora la propria volontà?
S. Agostino dice: «La città di Dio ha suo principio e
fondamento nell'amor di Dio, e cresce e s'innalza fino
all'odio di se stessa, fino al rinnegamento della propria
volontà; la città del diavolo getta la sua base nell'amore
dell'uomo verso se stesso, verso la sua volontà, e cresce fino
all'odio di Dio, nel disprezzo del prossimo. lo. non intendo
per quale inesplicabile accecamento l'uomo non vegga come
amando se stesso, amando la propria volontà, invece di amare
Dio e la volontà sua divina, non si ama punto; e che colui il
quale, invece di amare se stesso e la propria volontà, ama Dio
e la volontà di lui, ama veramente se stesso. Poiché chi non
può vivere di se stesso, muore sicuramente quando ami se
stesso, cioè la volontà propria; invece chi ama colui dal
quale tiene la vita, ama maggiormente se stesso non amandosi,
per amare unicamente colui del quale egli vive (De Civit.
Dei)».
5. LA PROPRIA VOLONTÀ È IL PIÙ INFESTO NEMICO DELL'UOMO. -
San Bernardo ci fa notare che nessuna creatura può separarci
dall'amor di Dio, ma solo la volontà propria ha questo potere;
e saviamente conchiude: «Cessi adunque la volontà propria, e
non vi sarà più inferno (Serm., II de Resurrect.)». I
demoni, diceva l'abate Abramo, non ci combattono punto, quando
facciamo la loro volontà; ma la nostra volontà si fa demonio e
tormento a noi medesimi (In Vit. Patr.). E
interrogato l'abate Achille, come i demoni ci possano vincere:
«Per mezzo delle nostre volontà» - rispose; e soggiunse: Le
anime nostre sono il legno, il demonio è l'ascia, la nostra
volontà è la mano che taglia, che abbatte, che schianta:
quindi dalla nostra volontà noi siamo recisi e abbattuti (In
Vit. Patr.). «Delle miserie e calamità nostre, dice S.
Ambrogio, non dobbiamo incolpare altri che la propria volontà»
(Offic. 1. II, c. IV).
Perciò quel ragazzo che è battuto dal padre, a chi deve le
battiture? alla sua volontà capricciosa e disobbediente. Quel
giovane che sciupa sanità e sostanze nelle dissolutezze, negli
stravizi, nel giuoco, a chi deve attribuire queste perdite
irreparabili che lo conducono ad una precoce vecchiaia, lo
piombano nella miseria e in cento disgrazie? alla sua volontà.
Quella giovine che ha fatto getto dell'innocenza e della virtù
e si è coperta d'infamia e di vergogna, da chi deve
riconoscere questo deplorevole stato? dalla sua volontà che
non si provò mai a frenare e soggiogare. A chi le dava
caritatevoli consigli, a chi tentava di avvertirla del
pericolo che correva, rispondeva altezzosa e dispettosetta: Io
so regolarmi bene; che male c'è nel voler conoscere la società
in cui si vive? del resto io non temo nulla. Voi avete voluto,
o giovane imprudente e stolta, essere schiava della vostra
volontà; orbene guardate, o infelice, dove essa vi ha
condotta; misurate l'abisso d'ignominia in cui vi ha
precipitata. Quell'uomo intemperante che consuma in orge la
fortuna della famiglia, a chi deve le sue frodi, le sue
ingiustizie, la rovina della sua casa? alla sua volontà
sregolata. Quegli sposi che lottano con la miseria e tra di
loro, che si accapigliano, s'insultano, si maledicono, dove
trovarono la cagione dei loro dissidi e delle strettezze
domestiche? nella loro propria volontà che ciascuno di essi
volle ostinatamente seguire. Se le prigioni e le galere
rigurgitano di condannati, se i patiboli rosseggiano di
sangue, la vera causa non si deve cercare altrove fuorché
nella propria volontà dei colpevoli.
Con tutta ragione dunque S. Bernardo dice: «Cessi la volontà
propria, e non ci sarà più inferno». Non ci sarà più inferno
quaggiù, non più inferno nell'eternità. Poiché la parte
principalissima dei tormenti che strazieranno i reprobi sarà
di vedersi eternamente costretti a confessare che si sono
perduti perché così hanno voluto,e che potevano salvarsi se
l'avessero voluto (OSEAE, XIII, 9). Gesù Cristo sceglie per
suoi quelli la cui volontà è conforme alla sua. Satana
s'impossessa di quelli la cui volontà si adatta alla sua
Nessuno porta il giogo del demonio, del mondo, della carne, se
non chi vuole vendersi... Perciò il Savio ci dice: «Non andate
dietro alle vostre voglie, e volgete le spalle alla vostra
volontà» (Eccli. XVIII, 30). Ed Eusebio ci avverte di
non computare fra i giorni della nostra vita altri che quelli
in cui abbiamo rinnegato la volontà nostra (Homil. IX, ad
Monach.).
La volontà propria guasta anche le più eccellenti azioni; loro
toglie la bellezza, il merito, il pregio... «Gran male è la
volontà propria! esclama San Bernardo; essa cambia in male il
bene che voi fate (Serm. LXXI, in Cant.)». Degnissimo
di un cristiano è quel detto di Platone: Vi conceda Iddio
quello che volete; o piuttosto, non vi dia mai quello che
volete: ma faccia si che voi vogliate quello ch'egli vuole.
Poiché religione pura è questa, che vi congiungiate di questo
modo a Dio (De Legib.)».
E’ dunque assoluta necessità, per vivere bene e virtuosamente,
che l'uomo rinunzi al proprio volere e si lasci condurre da
quello di Dio. Ora che diremo del cristiano? Alto, perentorio
e generale è quel comando del divin Maestro: «Chi vuol essere
mio seguace, rinneghi se stesso, prenda la croce sua tutti i
giorni, e cammini su le mie orme». (Luc. IX, 23), A
queste parole servono di commento queste altre di S. Egidio:
Se vuoi vederci bene e distintamente, càvati gli occhi e sii
cieco; se vuoi udire bene, turati gli orecchi e sii sordo; se
vuoi parlare bene, strappati la lingua e sii muto; se vuoi
camminare dirittamente, tagliati i piedi; se vuoi lavorare
bene, reciditi le mani; se vuoi amarti bene, òdiati; se vuoi
vivere bene, mortìficati; se vuoi arricchire, sappi perdere;
se vuoi essere veramente saggio, sii povero; se ti piace
essere tra le delizie, affliggiti; se brami vivere in perfetta
sicurezza, sta del continuo in timore; ami essere innalzato?
umìliati; vuoi essere onorato? disprézzati; e onora quelli che
ti disprezzano; vuoi essere felice? sopporta le croci; vuoi il
riposo? lavora; vuoi essere benedetto? desidera d'essere
maledetto. O che grande e mirabile sapienza è mai quella di
sapere vivere in questa forma! E appunto perché è grande cosa,
non è data a tutti (Vit. Patr.).
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