Templari e massoni
è fantastoria
Polemiche ‑ Tra falsità ed equivoci spopolano i romanzi di Dan
Brown e il film con Nicolas Cage. Cosa c’è dietro la moda
esoterica che avvince gli italioti, dalla ricerca del Graal
alla setta degli Illuminati. Da tre secoli a questa parte
l’irrazionalismo si unisce allo scientismo, con una buona dose
di anticristianesimo
9 Dicembre 2004
Fonte come da titolazione,
rilevato da Ciani Vittorio x l’Ufficio Documentazione Diocesi
Piacenza-Bobbio.
Franco
Cardini
Inutile, non ci si salva più. E’ proprio vero che al peggio
non c’è fondo. Il Codice da Vinci di Dan Brown arriva
sotto l’albero di Natale degli italiani, la maggior parte di
loro entra in librerie solo una volta all’anno, quando
c’entra, appunto per regalar qualcosa. E che cos’altro, anche
per curiosità, se non il best seller dell’anno? Tanto più che
nel frattempo sono in arrivo altre bufale. Intanto un’edizione
del Codice formato lusso con illustrazioni, ovvio
specchietto natalizio per allodole italiote: venghino
venghino, e verranno. Poi un altro romanzaccio del Brown,
Angeli e demoni, uscito negli Stati Uniti nel 2000 e ora
prontamente riciclato sull’onda del successo. Inoltre
Mondadori si appresta a far uscire, nel gennaio prossimo, un
libro che si presenta come la chiave esegetica del Codice,
vale a dire La verità sul Codice da Vinci di Bart
Ehrman, che aggiungerà equivoco ad equivoco, falsificazione a
falsificazione, confusione a confusione. E poi, ciliegina su
questa poco appetibile torta, il Misterissimo ci aspetta in
agguato nelle sale cinematografiche, dove l’aspirante
esoterista italiota si sciroppa beato Il mistero dei
Templari.
Ma
andiamo per ordine. Angeli e demoni è un thriller
giallo-nero che ci porta in giro per la Roma barocca: eroi di
esso sono gli adepti della sètta degli "Illuminati", un Ordine
massonico che si riuniva nella Roma del Rinascimento per
distruggere la Chiesa cattolica, considerata la nemica del
genere umano. Nella trama entrano un libro di Galileo
custodito nell’Archivio Segreto Vaticano e altri ingredienti
che, intendiamoci, sarebbero del tutto innocui se proposti a
un pubblico abbastanza colto da poterli metabolizzare: e, in
questo caso, perché non divertirsi? In fondo, qui c’è un po’
di Giordano Bruno, un po’ di Athanasius Kircher, parecchio
Bernini, una spruzzata di Roger Peyrefitte e un po’ di "Roma
magica", quella del marchese di Palombara e della "Porta
magica" di Piazza Vittorio. Un discreto cocktail.
Il
punto è che esso è indigeribile per la stragrande maggioranza
della gente, la quale non sa nulla di questa più o meno
divertente paccottiglia e quindi lo trangugia disarmata.
Perché ignora anche alcune cose tra le più serie e
fondamentali della nostra cultura. Ignora ad esempio che
l’ermetismo, rielaborato nella Firenze del Quattrocento sulla
base d’una serie di testi (alcuni falsi) di età alessandrina,
è uno degli elementi fondanti della cultura moderna: e che,
stando alla base della "tradizione" rosacruciana e massonica,
di gran parte della cultura illuministica, dell’occultismo e
dell’esoterismo contemporanei, costituisce una porzione
ragguardevole del substrato del nostro sapere diffuso
contemporaneo. È molto comune, al riguardo, pensar che tutte
queste cose ‑ conosciute peraltro in modo confuso e
superficiale ‑ siano la materia di cui è costituito
"l’Irrazionale", cioè l’esatto contrario della razionalità e
della scienza. Gravissimo errore. Ricerca scientifica e
cosiddetto "Irrazionale" hanno proceduto, nell’ultimo mezzo
millennio e con più vigore da tre secoli a questa parte,
inestricabilmente uniti: simbologia alchemica e spiritismo
sono stati l’interfaccia dello scientismo, l’anticristianesimo
"scientifico" e "razionale" degli scienziati moderni si è
costantemente abbeverato alle fonti del Mistero. O di qualcosa
che si faceva passare per tale. Non a caso la tradizione
massonica, oggi soggetta a molteplici revival, rivendica a sé,
con paradosso solo apparente, sia la paternità della critica
"razionalistica" del dogma, sia la primogenitura nel campo
della detenzione della Verità, naturalmente non già attinta
attraverso la Fede, bensì conseguita attraverso la Conoscenza
(che il greco si dice Gnosis). E la cultura gnostica è
il ventre sempre fecondo delle eresie cristiane, della
"laicizzazione" moderna, dell’ermetismo con i suoi Misteri,
della ricerca scientifica libera dalle "pastoie" ecclesiali e
del pensiero magico-esoterico.
La
chiave concettuale di tutta l’impalcatura de Il Codice da
Vinci è il vecchio libro d’un’egittologa genialoide, Il
dio delle streghe di Margaret Murray, nel quale s’ipotizza
una "religione primordiale" pacifica e femminile, detronizzata
con la violenza da una cultura guerriera e maschilista. Quella
di Angeli e demoni è l’idea di un curioso occultista
francese dell’Ottocento, Saint-Yves d’Alveydre, sostenitore
dell’ipotesi della "Sinarchia", un Governo Centrale Segreto
del mondo costituito dagli uomini di scienza. D’altronde,
quest’idea era in effetti, almeno in parte, ricalcata sui
princìpi degli "Illuminati", non quelli del romanzo del Brown
bensì quelli veri, la sètta degli "Illuminati di Baviera",
fondata nel 1776 da un ex gesuita e professore di diritto
canonico, sostenitore del materialismo di Helvetius e di
Holbach e delle tesi sociali di Rousseau, Adam Weishaupt, il
quale teorizzava un mondo guidato da un ritrettissimo gruppo
di sapienti dotati di ogni potere. Le idee del Weishaupt
vennero riprese negli Stati Uniti durante gli anni Settanta
dell’Ottocento da Albert Pike, teorizzatore di un Nuovo Ordine
Mondiale saldamente tenuto nelle mani di un’oligarchia
segreta. Queste idee, d’origine ermetico-massonico-illuministe,
circolarono vorticosamente nell’Europa otto-novecentesca
nutrendo di sé utopisti e politici: per strade e per rivoli
differenti, se ne abbeverarono i teorici del bolscevismo non
meno del giovane Hitler nella Vienna del primo anteguerra.
Potevano mai mancare, in tutto ciò, i Templari? Naturalmente
no: da quando nel XVIII secolo il cavaliere Ramsay, uno
scozzese fedele alla dinastia Stuart esule in Francia,
s’inventò una connessione fra l’Ordine religioso soppresso
all’inizio del XIV secolo e la massoneria, essi ci
perseguitano. Sull’esile base di un’indicazione del poeta
duecentesco tedesco Wolfram von Eschenbach, a partire
dall’Ottocento si è cominciato a indicare nei poveri
frati-cavalieri perseguitati da Filippo IV di Francia anche i
detentori del "segreto del Santo Graal", e da allora non ci si
è più salvati. Questa paccottiglia fantaculturale, bisogna
intenderci, sarebbe divertente e anche non privo d’interesse a
ricostruirsi nelle sue vere linee: e ciò è del resto stato già
fatto. Vi sono al riguardo intere e serissime biblioteche,
inconsultate da chi preferisce correre dietro a Dan Brown. Ma
oggi non serve affaticarsi studiando e riflettendo: si legge
un libercolo e si diventa immediatamente dei Cavalieri
dell’Ignoto. Tutti insieme, esotericamente.
Il
film Il mistero dei Templari, diretto da Jon Turteltaub
e interpretato da Nicolas Cage, ha già sbancato in America e
sta sbancando da noi. Qui però c’è la variante
americo-massonico-patriottica. Il tesoro dei Templari,
sfuggito alla rapacità del re di Francia e del papa, sarebbe
finito nelle mani dei Padri fondatori degli Stati Uniti ‑ date
un’occhiata, sui biglietti di banca di quel paese, al Great
Seal elaborato nel 1935, con Occhio e Piramide: tanto per
saper di chi stiamo parlando ‑ e la mappa relativa si
troverebbe nientemeno che sul retro della Dichiarazione
d’Indipendenza. Alla fine dell’Ottocento, alcuni esoteristi
giacobini sostenevano che i Templari erano alla radice della
Rivoluzione francese; apprendiamo ora, grazie a questo film,
ch’essi sono anche all’origine di quella americana. God
bless America.
Franco Cardini
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